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Mostra-Convegno i luoghi della bellezza e della libertà violate

Mostra-Convegno
i luoghi della bellezza e della libertà violate
Foto di Antonio Carlucci

17 giugno ore 18.00
Lanciano, Auditorium Diocleziano, Piazza Plebiscito

Interventi di:

Dott. Antonio Carlucci
medico, specialista in Pediatria, già primario e docente presso la scuola di specializzazione in Pediatria Università di Ancona, autore delle fotografie in mostra frutto di un viaggio nello Yemen più nascosto

Prof. Dante Marianacci
già dirigente dell’area della promozione culturale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Già consigliere culturale dell'Ambasciata d'Italia al Cairo e direttore dell'Istituto Italiano di Cultura nonché coordinatore delle attività culturali per il Nordafrica

Modera:Lucio Valentini
Giornalista RAI

la mostra resterà aperta dal 17 al 25 giugno 2017


Perché una mostra sullo Yemen?

“Arabia Felix”: questo è stato per secoli l’altro nome dello Yemen, proprio a voler indicare un luogo cui non erano state risparmiate  le meraviglie e le ricchezze.
E’ da qui che, attraversando l’ ”Arabia Deserta”, una sorta di confine con l’ignoto, venivano trasportate verso Occidente, ricchezze inenarrabili: l’oro, l’incenso e la mirra dei Re Magi.
Agli inizi degli anni ’50, una missione archeologica americana, disseppellì  il “Grande Tempio della Regina di Saba”, nei pressi di Marib.
In questi luoghi, la regina avrebbe incontrato il re Salomone e da questa stirpe, avrebbe avuto origine  quella di Menelik e dei successivi re abissini

Proprio a Marib si colloca una delle più grandi opere del passato,  la Grande Diga, che fino al VII secolo a.C., sbarrando le acque del fiume Dhana, riservava benessere e fertilità a questo popolo.
Nel 450 d.C. se ne verificò il crollo, che costituì una sciagura tanto immensa da essere descritta nel Corano.
Abbattuta dall’incuria degli uomini più che dall’usura del tempo, la diga non fu più ricostruita e con essa fu cancellata anche l’Arabia Felix.

Oggi di quella civiltà restano testimonianze e luoghi che la generosità della natura ha voluto ancora regalare all’uomo. Sono la fertile valle dell’Hadramout con le sue costruzioni a ridosso della falesia rocciosa, con gli ampi terrazzamenti, e la città di Shibam, la Manhattan del deserto, dove grattacieli di argilla dal colore dorato si stagliano contro il cielo, quasi a sfidarlo.

Era il 1970 quando Pierpaolo Pasolini, dopo aver completato le riprese del film “Il fiore delle mille e una notte”, talmente colpito dalla bellezza di quei luoghi, decise di girare il film documentario “le mura di Sana’a”.
Lo stesso Pasolini racconterà: “era l’ultima domenica che passavamo a Sana’a; avevo un po’ di pellicola avanzata dalle riprese del film. Non avevo più energie e forza fisica per girare un altro documentario, e invece decisi che dovevo farlo. Sentivo i problemi di Sana’a come i miei. La deturpazione che, come una lebbra la sta invadendo, mi feriva come un dolore, una rabbia, un senso d’impotenza, e al tempo stesso, un desiderio febbrile di fare qualcosa. Ogni giorno che passa, è un pezzo delle mura di Sana’a che crolla, e uno dei miei sogni è occuparmi di salvare Sana’a”.
Questa città, oggi capitale dello Yemen, con i suoi antichi palazzi dalle forme caratteristiche, con le decorazioni delle finestre che ricordano i “pizzi” delle facciate di alcune case veneziane, con le sue tinte uniformi e calde, rappresenta uno degli esempi più caratteristici di una architettura assolutamente da salvaguardare.

Oggi lo Yemen è uno dei Paesi più poveri al mondo e sicuramente il più povero della penisola arabica. I giacimenti petroliferi nell’area di Marib, non sono stati utilizzati per migliorare il livello di vita e l’economia è rimasta prevalentemente legata all’agricoltura e alla pastorizia.
Forse anche per questo la semplicità e la spontaneità della vita quotidiana, insieme all’alto tasso di popolazione infantile che nella fascia fino a 14 anni rappresenta il 42% del totale, ha attirato, fino a pochi anni fa, l’interesse e la curiosità del viaggiatore occidentale in cerca di valori antichi e autentici.
Non si può parlare dello Yemen senza citare il Qat, una foglia verde,  molto simile a quella del lauroceraso, che contiene una molecola naturale dell’anfetamina, e che viene  masticata da gran parte della popolazione adulta maschile.
Un tempo veniva consumato dai contadini, che in questo modo tolleravano meglio la fatica dei campi, oggi invece, è talmente diffuso che è diventato abituale vedere uomini con le guance deformate per la presenza costante di questa pallottola vegetale.
Ovunque si incontrano bambini e adulti che vendono foglie di qat e il suo prezzo è talmente basso che gli è valso il nome di “droga dei poveri”.

Purtroppo negli anni recenti lo Yemen è diventato sempre più tristemente famoso prima come luogo di addestramento delle milizie di Al Qaeda, ed oggi come uno dei baluardi più importanti del Califfato.
I frequenti rapimenti di viaggiatori occidentali di poco più di un decennio fa, che avevano prevalentemente lo scopo di ricattare il Governo centrale per ottenere  benefici per le varie tribù, sono solo un pallido e quasi tenero ricordo.

Oggi il teatro di questa guerra, dalle motivazioni politiche complicate, resa ancora più incomprensibile dall’insieme di interessi economici, che si mescolano alle ragioni più crude del fondamentalismo, ha prodotto cifre di morte e disastri impressionanti.

In un Paese che conta 27 milioni di abitanti con un’età media di 19,2 anni (si pensi che in Italia è 44,9 anni) ci sono stati più di 10.000 morti negli ultimi 2 anni e di questi 1546 bambini, senza contare i 2450 bambini mutilati.

E’ alla luce di questo dramma che la mostra intende suscitare riflessioni sul passaggio da una terra di bellezze naturali e architettoniche, ispiratrice di artisti, alla disperazione e alla distruzione di opere d’arte irripetibili, ma soprattutto all’annullamento di ogni forma di serena e pacifica convivenza.

Antonio Carlucci è nato a San Martino sulla Marrucina, in provincia di Chieti.
Medico specialista in Pediatria, è stato primario e docente presso la scuola di specializzazione in pediatria dell’Università di Ancona.
Coltiva da sempre la passione per la fotografia, motivo che lo ha spesso condotto a visitare realtà di altri continenti alla ricerca di contatto con culture, tradizioni, modi di vivere, religioni molto lontane dalla nostra.
Le foto riportate sono frutto del viaggio nello Yemen più nascosto che l’autore ha affrontato circa 12 anni fa. All’epoca i rapimenti di cittadini stranieri erano particolarmente frequenti. Per  questa ragione il piccolo gruppo si muoveva con accompagnatori facenti capo all’unica agenzia turistica dello stato yemenita, in quotidiano contatto con i funzionari del ministero del turismo locale.
Oggi lo Yemen rappresenta nella realtà medio orientale, uno dei teatri di guerra più feroci, ma anche più dimenticati.
E’ a questo popolo, un tempo felice, oggi martoriato dalla povertà ma soprattutto dalla guerra, che questa mostra vuole essere dedicata

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